D’oro e di giada
di Giovanni Bogani
Il Brasile è una strada in mezzo alle canne e al sole, una enorme strada dritta per chilometri e chilometri in mezzo alle canne e al sole, fuori dall’aeroporto Guarulhos comincia la strada, a lato della strada le favelas, poi la foresta, il verde infinito, paesaggi senza fine
Il Brasile è gente che cammina a torso nudo ai bordi della strada, dinoccolati come ghepardi, con la pelle abbronzata, con i cappelli enormi, poche fascine in braccio, magri e silenziosi raccoglitori di niente, ai bordi di un’autostrada
Il Brasile è un vecchio che fuma al bordo di una camionabile, un vecchio hemingwayano, con un vestito da sposa di coperte di cellophane, barba sigaro e lo strascico di nylon, tulle d’argento affumicato dai gas di scarico
Il Brasile è una città che non sembra una città, distese a perdita d’occhio di periferie di case basse dove le chiese non hanno portali ma solo una saracinesca da garage, strade di semafori lampeggianti nel centro della città, silenzi e sole come un continuo ferragosto
Il Brasile è una spiaggia di vento e di sassi, una spiag-gia che sembra Norvegia finché il sole sta nascosto, una spiaggia dove un monte cade a picco dentro il mare
Il Brasile è pioggia furiosa, impenetrabile, rovente, implacabile, totale, come una distruzione, come una maledizione, come una punizione, come una predizione, come una sollevazione delle cose, come il furore di Dio, pioggia che copre il cielo e la terra, pioggia che sconvolge il ciclo degli animali e degli uomini, pioggia impenetrabile e assoluta, senza pause né remissioni, pioggia primordiale venuta da altri mondi, pioggia disperata,
poi viene il sole.
Il Brasile è il cartello "Tropico do Capricornio", in mezzo a una strada, in mezzo a un rettilineo qualunque, un cartello magro e sfinito, non più evidente dell’insegna di un ristorante, Tropico del Capricorno, in quel punto esatto passa il Tropico, e tu l’hai già passato con l’auto, vorresti tornare indietro a vedere se è vero, che aria c’è lì al tropico, l’auto sta viaggiando in una strada tropicale, e lì mangerai il cocco, il mango, la bananita, i succhi di frutti strani, tropico
Il Brasile è Luca che sta in una camera di lusso, di tende e di veli, di ombra sopra una piscina con il profilo disegnato dalle palme, Luca nudo, già quasi abbronzato da quel sole intermittente e feroce, Luca che si guarda e per la prima volta, forse, si sente se stesso, da qualche parte nel mondo
Il Brasile è Navidad nel letto, nel letto di quella stanza, con la pelle olivastra, la pelle scura umida dalla doccia appena fatta, come in un romanzo giallo da poche lire, lei è la spia bellissima, esotica, lei che guarda con un sorriso così perfetto, luce pura, lei con i capelli lunghissimi e ricci che bagnano le lenzuola, Navidad che cosa ho fatto io per essere qui vicino a te
Navidad braccia lunghe, Navidad pelle di ragazza
Navidad un capitano inglese potrebbe impazzire per te
Navidad si potrebbe pensare di essere arrivati, che domani ci vengano a prendere e ci portino via, ci facciano finire il giro, sembri il dono di un finale di partita
Navidad, ho solo poche parole per parlarti, per capirti, non ho in fondo che le mie mani e il mio volto, devo muovermi piano perché tu capisca come ti voglio
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D'oro e di giada
''D'oro e di giada'' è una pagina di ''Brasil''. ''Brasil'' è la terza parte di ''Blu''. ________________ E' un Brasile strano. Non c'è samba, c'è poco sole, non c'è carnevale. Ma c'è Navidad. ______________ libera@dada.it
